Per Paolo Zanetti la partecipazione della sua Reggiana Berretti alla Viareggio Cup vale doppio. Innanzitutto è il culmine di una stagione di livello assoluto della sua squadra nel campionato nazionale di categoria. In secondo luogo, perché il buon Paolo una partecipazione alla prestigiosa manifestazione giovanile ce l’ha già: quando giocava nel Vicenza ed era uno dei migliori prospetti a livello giovanile di quel tempo. Per non parlare, poi, della sfida contro il Torino, lui “vecchio cuore granata” con cui ha trascorso quattro anni della sua vita calcistica.

Dopo il Coordinatore Tecnico di Ac Reggiana, Sergio Mezzina, proseguiamo il nostro viaggio d’avvicinamento al Torneo con le parole di mister Zanetti.

La Reggiana alla Viareggio Cup: Paolo Zanetti quali sono le cose che le vengono in mente associando questi due termini?

«Beh sicuramente è una vetrina importante che viene data ai nostri ragazzi assieme alla possibilità di confrontarsi con delle squadre di blasone importantissimo.  Per noi sarà un banco di prova per vedere qual’è il nostro reale livello».

Per lei, sul piano personale che significato ha questa partecipazione?

«Per me è una bella soddisfazione perché l’ho fatto con il Vicenza tanti anni fa, da giocatore. Non nego inoltre che ritrovare il Torino sia qualcosa di speciale per me visto che ci ho giocato per quattro anni e mezzo. Mi fa piacere perché è un modo di ritrovare molte persone che conosco. Inoltre so perfettamente come lavorano e andremo a confrontarci con una realtà top in Italia».

Che ricordi ha della sua partecipazione da calciatore al Viareggio?

«E’ stato nel 99/2000 ed è stato un bellissimo ricordo perché tantissimi giocatori di quell’edizione si sono affermati nel panorama calcistico una volta diventati professionisti. Noi siamo arrivati quarti, ed una squadra come il Vicenza che arriva in quella posizione finale ha un valore inestimabile».

Che aspettativa ha da questa partecipazione della sua squadra alla Viareggio Cup?

«Il mio obiettivo è quello di mettere i ragazzi nelle condizioni di esprimersi al loro massimo. Di mettersi in mostra il più possibile. Questo, va da sè, può avvenire se ci presentiamo con un ‘organizzazione all’altezza della situazione. Io credo che questo sia un gruppo che dal punto di vista mentale non molla mai. L’abbiamo dimostrato anche in campionato recuperando partite dove eravamo sotto anche di due gol. Proprio questo mi spinge a dire che, a volte, il gap tecnico con altre realtà si può colmare con altri valori».

L’idea par di capire è quella di andarsela a giocare con tutti mostrando il giusto piglio. E’ così?

«Assolutamente. Per mentalità e per come è stata impostata questa stagione non andremo a snaturare la nostra filosofia di gioco nè a fare delle barricate, perché non è nel nostro modo di interpretare la partita. Il risultato conta, ovviamente, ma relativamente, perché non credo ci venga chiesto di vincere il Viareggio ma di fare bella figura. Per farla bisogna usare le nostre certezze».

Ecco, lei parla di giocarsela a viso aperto, la domanda è questa: quanto, in presenza di avversari che lei stesso ha definito il top a livello di calcio giovanile, la sfacciataggine dei suoi ragazzi dovrà essere accompagnato da un atteggiamento tattico il più possibile intelligente?

«Alt, siamo “sfacciati”, non presuntuosi. Il che significa che dovremo essere sufficientemente malleabili nella preparazione alla gara, dovendo affrontare delle squadre con dei valori al di sopra della media di quelle che affrontiamo ogni sabato. Con tutto il rispetto, chiaramente.  Nel nostro “dna” c’è il voler essere arrembanti, giocarsela a viso aperto senza particolari calcoli. Ma questa è una circostanza un po’ diversa dalle altre. La strategia sarà poi scelta di partita in partita, ma la fase di non possesso dovrà essere intelligente ed accorta. Per non dire perfetta. Mentre magari, adesso, ci concentriamo con più attenzione sull’altra fase. Quella offensiva».

Ha già avuto modo di visionare gli avversari che affronteremo nel girone?

«Beh due di loro sono squadre straniere che si conoscono poco (Il Rijeka e i colombiani del Cortuluà, nda). Per quello che riguarda il Toro ho già visto molto. Sicuramente è una squadra che per individualità, fisicità e organizzazione ha veramente pochi difetti a livello giovanile. Però ci stiamo lavorando e vedremo quale potrà essere la chiave e la strategia migliore per affrontarli».

Il Coordinatore Tecnico del Settore Giovanile, Sergio Mezzina, ha parlato proprio sul nostro sito ufficiale di un momento di crescita da parte della Berretti derivante dal confronto con realtà diverse o maggiormente altolocate. E’ d’accordo con questa visione?

«E’ così nel momento in cui avremo il coraggio di accettarlo senza condizionamenti, questo confronto. Senza dover temere che la Viareggio Cup possa lasciare degli strascichi, tenendo anche in considerazione che, per come si stanno mettendo le cose, il nostro altro grande obiettivo è il Campionato Berretti ed il raggiungimento delle Finali Nazionali. E’ grandissimo momento di crescita quello di essere mentalmente pronti ad affrontare delle realtà superiori. E’ chiaro che, qualora ci si presentasse timorosi o già sconfitti in partenza, non si tratterebbe più di un momento di crescita, o di una vetrina; bensì di una perdita di tempo. Starà a me infondere ai ragazzi la giusta mentalità e la necessaria preparazione ad affrontare avversari così alti».

C’è un giocatore, o più giocatori, su cui punti della tua squadra in questa esperienza alla Viareggio Cup?

«Ritengo che quei due, tre classe ’98 che abbiamo dovranno darci un qualcosa in più rispetto a tutti gli altri. Molti di questi, ad esempio Matteo Rizzi, va spesso in prima squadra, quindi è normale che quando torna “tra noi”, per così dire,  debba trasmettere tutto quello che impara dagli adulti. Si allena quotidianamente con la prima squadra, con giocatori di livello top in Lega Pro, la mia aspettativa è che lui e gli altri che sono spesso al “piano di sopra”, ci diano quelle sicurezze di cui abbiamo bisogno sia a livello tecnico che di presenza. La mia fortuna, lo dico con grande sincerità, è di avere molti giocatori caratterialmente ben strutturati. Spesso questi, nelle difficoltà, trascinano anche quei ragazzi che mentalmente non sono ancora completamente formati».

Questa partecipazione la consideri un premio al tuo lavoro e a quello dei tuoi ragazzi?

«Non è retorica quando i risultati vengono è perché ci sono tutte le componenti al posto giusto e che funzionano tutte in modo ottimale. Io ho ovviamente fatto il mio, gran parte del merito va ai ragazzi, ma senza una società organizzata e che crede ciecamente nel lavoro di sviluppo del Settore Giovanile non ci ritroveremmo adesso a parlare di una partecipazione al Torneo di Viareggio. Su questa linea, mi piace citare un Direttore Sportivo come Andrea Grammatica che ci segue con grande attenzione ma che ci lascia anche l’autonomia di poter indirizzare il nostro lavoro tecnico senza imposizioni tecniche. Così come tutta la proprietà e chi la rappresenta a partire dal Direttore Generale Maurizio Franzone.  Concludo citando  i miei diretti interlocutori che sono Sergio Mezzina e Giacomo Ferretti. Anche loro sono dotati di una grande qualità: quella di lasciare lavorare i loro collaboratori, ed è una cosa che spesso a livello di Settore Giovanile non succede. A me, per esempio, non è mai stato imposto un giocatore, un modulo di gioco, una metodologia di lavoro. Questo ha creato un forma di rispetto tra le parti dove ognuno fa il suo e lo fa bene. Quest’anno, lo dico sinceramente, credo si siano create le condizioni perfette per poter lavorare al meglio ed i risultati rispecchiano proprio questo andamento».

Ritieni il Viareggio un crocevia fondamentale per la stagione? E non temi un dispendio di energie tali da rischiare il finale di stagione in campionato?

«Diciamo che alla Viareggio Cup giocheremmo, inizialmente, tre partite in una settimana. Questo per dei ragazzi non è un’abitudine. E’ una cosa nuova. Anche lì dovrò essere bravo io a gestire le forze, in base ai vari obiettivi. Anche se trovo normale che dei ragazzi di 17, 18 anni abbiano risorse mentali e fisiche tali da superare brillantemente impegni così ravvicinati. Ritengo i miei giocatori perfettamente in grado di sostenere il doppio impegno, Viareggio-Campionato Berretti. Aggiungo: per alcuni di loro questa partecipazione potrà dare un’ulteriore spinta. Sempre, ripeto, se saputa gestire con intelligenza».

Ultima domanda: hai una dedica particolare che desideri fare in relazione alla partecipazione della tua Berretti al Torneo di Viareggio?

«La dedico ai miei ragazzi. Perché per merito loro stiamo facendo questa cavalcata in campionato, siamo stati invitati dopo moltissimi anni al Viareggio e siamo riusciti a far parlare di noi sui media. Loro stanno dando visibilità a me indirettamente. Questa partecipazione è un premio soprattutto per loro e per quello che stanno facendo in partita, al sabato, ed ogni giorno al campo d’allenamento».