Sergio Mezzina ricopre la carica di Coordinatore Tecnico del Settore Giovanile dal Luglio scorso. In questo lasso di tempo, l’Academy granata, sta spopolando nei vari campionati nazionali giovanili e può vantare un nuovo importante fiore all’occhiello: la partecipazione, con la squadra Berretti di Paolo Zanetti, all’edizione 2017 del Torneo di Viareggio.

Mezzina è uomo di poche parole e molti fatti. L’intervista di oggi? L’eccezione che conferma la regola…

Sergio Mezzina, come è nata l’opportunità di partecipare al Torneo di Viareggio?

«La verità è che abbiamo ricevuto un invito dal comitato organizzatore del torneo. Non sto nemmeno a sottolineare quanto una cosa di questo tipo ci gratifichi. Se arriva un invito del genere significa che il nome “Reggiana” alletta e inizia a circolare nei “salotti buoni” del calcio italiano. Inoltre c’è uno sforzo economico della proprietà e questo vuol dire che lei stessa ha sposato la nostra partecipazione al Torneo di Viareggio in tutto e per tutto. E’ stata una cosa condivisa nella sua totalità ed è stata valutata come un qualcosa di estremamente prestigioso per l’intero mondo-Reggiana».

L’invito quando l’avete ricevuto?

«Prima di Natale. Lo ricordo bene. Ne abbiamo parlato con la proprietà, evidenziando le positività di una partecipazione al torneo ed essa stessa ha deciso di sostenere lo sforzo economico per poter iscrivere la squadra al torneo».

Che significato ha per la Reggiana la partecipazione al Torneo di Viareggio?

«A livello tecnico è molto importante, perché parliamo di ciò che rappresenta il fondamento tecnico della nostra attività e del nostro processo di crescita: il confronto. Con realtà di livello superiore e di prestigio. Sarà un momento importante per la crescita dei nostri ragazzi. Poi c’è un piano meno tecnico, ma più “corporativo” diciamo, ed è quello del prestigio del club sotto forma di grande visibilità, che sarà tale anche per i nostri ragazzi. E’ vero che ci sono realtà nel campionato Primavera che per noi sono fuori portata, ma è altrettanto assodato, secondo me, che abbiamo un gruppo che in un campionato simile potrebbe dire la sua. Quindi per noi questo sarà un momento di verifica e di confronto».

Per lei, in relazione al fatto di essere Responsabile del nostro Settore Giovanile, cosa vuol dire vedere la squadra Berretti al Viareggio? Tenendo anche in considerazione che tutte le squadre granata sono grandissime protagoniste in tutti i campionati nazionali giovanili?

«Per me è una seconda volta al Torneo di Viareggio, perché ricordo con piacere una partecipazione con il Taranto. Anche in quella circostanza fu una “prima volta”. Ricordo che fu una bellissima esperienza. Nel nostro girone c’era la Roma di Florenzi. Per me fu un momento bellissimo – nonostante il risultato finale: 1-5 per la Roma -. Io credo che la Reggiana sia stata invitata per tutto quello che è riuscita a creare come movimento attorno al Settore Giovanile, e non perché Sergio Mezzina è il Responsabile. La verità è che è il club, nella proprietà tutta, ad aver mostrato grande sensibilità nel valorizzare il nostro Settore Giovanile. Per me è un significato grandissimo, perché è un qualcosa che si vive con grande emozione. Ma ancora di più sono felicissimo per i ragazzi. Non dimenticherò mai i loro occhi, le loro espressioni quando gli abbiamo fatto la sorpresa di comunicargli che si andava al “Viareggio”. Quella per me è stata la vittoria più bella».

L’obiettivo qual è al Viareggio?

«Il primo è quello di mettere in evidenza un qualche giocatore che riteniamo di prospettiva. Il secondo: quello di capire a che livello siamo arrivati, tramite il confronto con realtà di prestigio. Il terzo? Quello di giocarsela con tutti. Al di là del risultato, di non sfigurare. Sono convinto che grazie all’organizzazione di gioco che Paolo (Zanetti, ndt) ha dato a questo gruppo e alle qualità morali e temperamentali che i ragazzi dimostrano ad ogni partita, sono convinto che  faremo bene».

Mezzina, in un’occasione come questa conta più il risultato o il percorso di sviluppo dei ragazzi?

«E’ un discorso che può valere anche per il campionato cui stiamo partecipando. La Berretti è un campionato “sul guado”: è un torneo “di” Settore Giovanile ma con ragazzi un gradino sotto la prima squadra, quindi il risultato in realtà ha un suo peso. Tuttavia quest’ultimo va sempre ottenuto attraverso una crescita costante a livello di collettivo e individuale dei singoli ragazzi. Questa dovrebbe essere la linea, anche perché ciò che definisce la struttura di un calciatore è l’aspetto caratteriale e il risultato in queste competizioni, così come le fasi finali del campionato, avendo ben presente un obiettivo preciso, aiuta a formare il carattere in primis; perché in ogni partita bisogna lottare coi denti per ottenerlo. La crescita passa anche attraverso momenti come questo, dove il risultato ha la sua importanza».

Ritiene questa partecipazione il giusto premio al lavoro di mister Paolo Zanetti?

«Si assolutamente. A quello di Paolo e di un gruppo di lavoro veramente affiatato, competente e dedito alla causa. Giusto e meritatissimo premio».

In un passaggio fondamentale come questo, c’è una dedica particolare che vuole fare?

«Dico questo: per chi non è del territorio non è facile affermarsi e convincere quelli che guardano al tuo lavoro con diffidenza. La territorialità è presente ovunque. Quando ero a Taranto si parlava di tarantinità, quando ero a Lecce si parlava di salentinità, ora a Reggio sento spesso il termine reggianità. Quello che sto provando, è cercare di far capire che quando si mette amore, passione, dedizione in ciò che si fa, anche sbagliando a volte, è come indossare la maglia coi colori della città per cui si lavora. Per questo io spero di convincere, non dico tutti, ma una buona parte della gente che quello è il mio obiettivo. Anche se, onestamente, ammetto che le prime persone che vorrei convincere sono quelle che lavorano con me: quindi il mio team, i miei allenatori, i miei giocatori. Infine, mi sento di dedicare questo traguardo – perché la partecipazione al Viareggio è un traguardo – con il Direttore Sportivo del club, Andrea Grammatica e con le persone che lavorano con me, perché, non è una frase fatta, è un team di professionisti straordinari e che rappresentino la personificazione del fatto che quando si sta bene assieme alle persone con cui si lavora è poi emozionante condividere le gioie con loro. Non c’è nulla di più bello, per me, che vivere momenti come questi con i miei colleghi di lavoro».